Arredare Zen secondo la filosofia giapponese

La casa come oasi di benessere con il design giapponese

Materiali biocompatibili, mobili bassi, purezza dell’aria. Sono solo tre dei numerosi principi che orientano l’approccio giapponese all’arredamento della casa. Per arredare Zen secondo la filosofia giapponese si prosegue con i materiali vivi che “maturano” con il tempo e che cambiano aspetto con il mutare della luce del sole. Con la selezione minimale degli accessori; con l’attenta scelta dell’armonia dei colori, che ispira pace e relax.

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Materiali bio-compatibili

Il legno massello non trattato (cedro, hinoki), il bamboo e il giunco dei tatami che regolarizzano l’umidità interna in modo naturale sono tra gli elementi più importanti dell’arredo Zen.

Mobili bassi

Perché dormire su un futon o usare tavoli chabudai favorisce la circolazione, migliora la postura e, psicologicamente, amplifica lo spazio aereo della stanza eliminando il senso di oppressione.

Purezza dell’aria

L’assenza di colle tossiche (come la formaldeide) nei mobili tradizionali a incastro (shashimono) e l’uso di tessuti in cotone biologico e canapa.

Materiali vivi

Nell’architettura tradizionale giapponese e nella bio-edilizia, un materiale vivo è una materia prima organica che non è stata “otturata” o sigillata da trattamenti chimici aggressivi (come vernici poliuretaniche, solventi o plastificanti).

Il materiale viene definito “vivo” perché continua a interagire con l’ambiente circostante anche dopo essere stato tagliato, lavorato e inserito in una stanza. Reagisce all’umidità, respira, cambia colore con la luce solare e invecchia, mostrando i segni del tempo secondo il principio del Wabi-Sabi.

I tre principali materiali vivi dell’arredo bio-zen si comportano come veri e propri polmoni per la casa.

E, ancora, con l’eliminazione del superfluo, che supera il concetto di minimalismo estetico e pone l’attenzione sul recupero dello spazio vitale.

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1. Il Legno Massello Non Trattato (Hinoki e Sugi)

Nell’arredo Zen si prediligono legni come il cipresso giapponese (Hinoki) o il cedro (Sugi), lasciati al naturale o protetti solo con oli vegetali o cera d’api.

  • L’azione Bio: Il legno non laccato possiede una struttura cellulare aperta. Quando l’aria della stanza è troppo umida, assorbe il vapore acqueo in eccesso; quando l’aria è secca, lo rilascia. Questo stabilizza naturalmente l’igrometria (il tasso di umidità) dell’ambiente.
  • L’effetto Zen (Aromaterapia nativa): L’Hinoki rilascia costantemente composti volatili naturali chiamati fitoncidi. Sono le stesse sostanze che si respirano durante il Shinrin-yoku (il bagno nella foresta). Studi scientifici dimostrano che l’inalazione di queste sostanze abbassa la pressione sanguigna e stimola l’attività del sistema nervoso parasimpatico, inducendo un rilassamento profondo.

2. Il Giunco dei Tatami (Igusa)

Il Tatami tradizionale non è un semplice tappeto, ma una complessa struttura bio-compatibile. L’interno è storicamente composto da paglia di riso pressata, mentre il rivestimento esterno è una fitta trama di Igusa (giunco palustre).

  • L’azione Bio: Il giunco Igusa ha una capacità straordinaria di assorbimento: agisce come un filtro d’aria naturale, intrappolando il biossido di azoto e i contaminanti chimici presenti nelle stanze. Inoltre, un solo tatami può assorbire fino a mezzo litro di umidità, per poi rilasciarla gradualmente.
  • L’effetto Zen: L’odore del giunco fresco è erbaceo, dolce e persistente. Per i giapponesi, il profumo del tatami è sinonimo di “casa e serenità”. Camminare scalzi o sdraiarsi sul giunco stimola i recettori sensoriali della pianta del piede, riconnettendo il corpo alla terra.

3. La Carta di Riso (Washi)

Utilizzata nei celebri pannelli divisori (Shoji) o nelle lampade (come le famose creazioni di Isamu Noguchi), la carta Washi viene ricavata dalle fibre della corteccia del gelso o di altre piante autoctone, lavorata senza acidi o sbiancanti chimici.

  • L’azione Bio: A differenza del vetro o della plastica, la carta Washi è porosa. Consente un micro-passaggio dell’aria e della ventilazione anche a pannelli chiusi, contribuendo a evitare il ristagno di anidride carbonica nelle stanze piccole.
  • L’effetto Zen (La luce diffusa): La fibra naturale della carta non riflette la luce in modo netto, ma la frammenta e la diffonde in modo morbido (luce zenitale o filtrata). Questo elimina i contrasti netti e le ombre dure, riducendo l’affaticamento visivo e segnalando al cervello che l’ambiente è sicuro e protetto, predisponendo al riposo o alla meditazione.

Arredare Zen secondo la filosofia giapponese: Eliminazione del superfluo

Nell’arredamento e nella filosofia Zen, l’eliminazione del superfluo non ha nulla a che fare con il minimalismo freddo, sterile o puramente estetico dei cataloghi moderni. Non si tratta di vivere in stanze vuote e bianche per il gusto del design, ma di un atto intenzionale di sottrazione per fare spazio alla vita, all’energia e alla salute.

In giapponese, questo concetto si lega profondamente a tre dinamiche che uniscono la mente allo spazio fisico:

1. Il concetto di Ma (Il vuoto fertile)

Nello Zen, il vuoto non è un’assenza, ma uno spazio pieno di possibilità. In una stanza affollata di mobili e decorazioni, l’occhio e la mente sono costantemente stimolati, interrotti, sovraccaricati.

  • La declinazione bio/zen: Lasciare pareti spoglie o angoli vuoti permette alla luce naturale di fluire e all’aria di circolare meglio, riducendo il ristagno di polvere e allergeni. Psicologicamente, il Ma dà alla mente lo spazio per respirare: quando entri in una stanza con pochi elementi essenziali, il sistema nervoso si stabilizza istantaneamente, abbassando i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress).

2. Liberare l’energia (Ki) e l’aria indoor

Un ambiente sovraccarico blocca letteralmente il movimento. Da un punto di vista bio-abitativo, troppi mobili, tappeti sintetici e ninnoli accumulano polvere, acari e composti organici volatili (VOC).

  • La declinazione bio/zen: Eliminare il superfluo significa tenere solo ciò che è sano e funzionale. Meno oggetti significano superfici più facili da pulire con detergenti naturali, pavimenti liberi dove poter camminare a piedi scalzi (magari sul legno o sul tatami) e una ventilazione ottimale. L’aria non ristagna e la casa diventa un polmone che respira insieme a te.

3. La selezione consapevole (Danshari)

Il termine è composto da tre kanji: Dan (rifiutare le cose inutili), Sha (buttare ciò che non serve) e Ri (separarsi dal desiderio di possesso).

La filosofia del Danshari (da cui deriva il moderno decluttering) si articola in tre passi:

  • Dan (Rifiutare): Evitare di far entrare in casa oggetti inutili o realizzati con materiali plastici e tossici.
  • Sha (Prendere le distanze): Liberarsi di ciò che possediamo ma che non ha più una reale utilità o non trasmette gioia.
  • Ri (Distaccarsi): Superare l’attaccamento morboso alle cose materiali.

Arredare Zen secondo la filosofia giapponese, questo si traduce nel preferire la qualità assoluta alla quantità. Invece di avere dieci accessori di sottomarca in plastica o legno truciolato (pieno di colle e formaldeide), si sceglie di avere un solo tavolo in legno massello non trattato o un’unica lampada in carta di riso fatta a mano. Ogni oggetto rimasto ha una sua dignità, una sua storia e una funzione precisa.

Riferimenti: Wikipedia,